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GIST Diagnosis General information

GIST - Diagnosi

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Segni e sintomi

Approfondimento - Biologia molecolare
Dal punto di vista istopatologico i GIST si classificano in tumori a cellule fusate (70%), epitelioidi (20%) e misti (10%). Ma ciò che li contraddistingue è il caratteristico profilo immunoistochimico: il 95% di queste neoplasie esprime infatti il C-KIT (CD-117), recettore transmembrana dotato di attività tirosinchinasica, la cui attivazione da parte del ligando (Stem Cell Factor), provoca la dimerizzazione, l’autofosforilazione e la traduzione del segnale a valle, che innesca a propria volta importanti risposte cellulari quali la proliferazione e la crescita cellulare.
Circa il 75-80% dei GIST presenta mutazioni del recettore C-KIT ad attività tirosinchinasica. La maggior parte delle mutazioni coinvolge il dominio juxtamembrana (ESONE 11); altre mutazioni interessano il dominio extracellulare (ESONE 9) e i domini chinasici (ESONI 13 e 17).
Dei 20-25% dei GIST che non presentano mutazioni in C-KIT, una parte presentano mutazioni in un recettore tirosinchinasico omologo a KIT, il PDGFRA.
Esistono, infine, anche dei rari casi in cui il gene non è mutato, ma in cui il recettore può risultare ugualmente attivato.
L’analisi mutazionale dei geni KIT e PDGFRA, che fino a qualche tempo fa veniva ritenuta facoltativa, tende oggi a diventare fondamentale in quanto costituisce sia un parametro prognostico (i GIST con mutazione dell’esone 11 manifestano un comportamento biologico maggiormente aggressivo), sia un fattore predittivo di risposta al trattamento con i farmaci inibitori dei recettori ad attività tirosinchinasica. Per esempio, pazienti con mutazione dell’esone 11 di c-kit, mostrano 85% di risposta al trattamento con Imatinib; pazienti con mutazione dell’esone 9 nel 45%.
In questi ultimi la durata della stabilizzazione di malattia è significativamente più lunga se si somministra una dose più elevata di farmaco (800 mg anziché 400) mentre questa dose non ha impatto su pazienti con altri tipi di mutazione; infine pazienti con la mutazione più comune di PDGFRA (D842V) non mostrano risposta a Imatinib.
Tali dati preliminari necessitano di casistiche più ampie, ma fanno prevedere l'importanza dell'analisi dello stato mutazionale.

I GIST, a differenza dei carcinomicarcinomi|||||Tumori maligni di origine epiteliale, ovvero da qualunque tessuto di rivestimento (pelle, musose, etc.) o ghiandolare., tendono tipicamente a crescere in maniera estrinseca, cioè dalla parete gastrointestinale verso l’esterno, formando voluminose masse intestinali spesso asintomatiche. Sono solitamente assenti segni clinici di allarme come il sanguinamento intestinale, in quanto la mucosa può rimanere non interessata per lungo tempo.

In una significativa percentuale di casi, la diagnosi è formulata in fase avanzata di malattia per il riscontro radiologico di una grossa massa addominale, oppure può avvenire in urgenza per complicanze indotte dalla massa, come una improvvisa emorragia gastrointestinale o un emoperitoneoemoperitoneo|||||Il versamento di sangue libero nella cavità peritoneale.


Fattori prognostici

Tra i fattori prognostici che permettono la stratificazione della popolazione di pazienti affetti da GIST, la dimensione del tumore e l’attività mitoticamitotica|||||La duplicazione cellulare. sono quelli comunemente considerati.

La combinazione di questi due parametri permette l’identificazione di quattro classi di rischio (alto, intermedio, basso e molto basso).

Più recentemente, tra i fattori prognostici, è stata anche messa in evidenza l’importanza della sede della neoplasia: i GIST gastrici, infatti, sembrano avere una prognosi migliore rispetto a quelli del piccolo intestino.

 

 

 

 

 


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