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GIST Diagnosis Medical imaging

GIST - Imaging strumentale

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RISONANZA MAGNETICA (RM)

RMLa Risonanza Magnetica è una moderna tecnica di diagnostica per immagini che utilizza campi magnetici e pertanto non presenta rischio di esposizione a radiazioni X come la TC. L’apparecchiatura a disposizione della nostra struttura è caratterizzata da un elevato campo magnetico (1.5 Tesla) che ne assicura un’elevata performance diagnostica. La RM può essere usata per la diagnosi di una grande varietĂ  di condizioni patologiche che coinvolgano i diversi distretti corporei ed è particolarmente utile nella diagnosi delle malattie dell'addome e della pelvi, dei grossi vasi e del sistema muscolo-scheletrico (articolazioni, osso, tessuti molli). Prima dell' esecuzione dell'indagine è obbligatoria l'acquisizione del Consenso Informato del paziente che, con l’aiuto del personale medico, deve compilare un apposito modulo in cui, oltre alle note anamnestiche (notizie cliniche salienti e motivo dell’esame), sono riportate una serie di domande per accertarsi che non esista alcuna controindicazione all’esecuzione della RM (es. pace-maker, neuro-stimolatori, pompe infusionali, protesi al cristallino o elementi metallici ferromagnetici non RM compatibili). L’esame RM può essere eseguito, in base al quesito clinico, senza o con somministrazione endovena di un mezzo di contrasto e, in quest’ultimo caso, il paziente deve presentarsi il giorno dell’esame a digiuno da almeno 6 ore e con esami di laboratorio sufficientemente recenti che attestino una normale funzionalitĂ  renale. La durata dell' esame è di circa 30-60 minuti a seconda del quesito clinico e dei distretti presi in esame. Il mezzo di contrasto è generalmente ben tollerato e raramente insorgono reazioni avverse. In ogni caso, i pazienti che presentano storia di allergia devono segnalarlo al medico di riferimento ed effettuano una premedicazione con cortisone che ne riduce il rischio di insorgenza. Prima dell'indagine è bene togliere oggetti di metallo, orologio, schede magnetiche, trucco al viso, lenti a contatto, chiavi, monete e quant'altro di metallico indossato. Dopo il colloquio con il medico radiologo, il paziente verrĂ  accompagnato all'interno della sala diagnostica in cui si trova l'apparecchiatura RM. VerrĂ  fatto sdraiare su un lettino e, in relazione al tipo di organo da studiare, potranno essere posizionate all'esterno del corpo le cosiddette "bobine di superficie" che non provocano alcun dolore o fastidio. All’interno della sala RM il paziente è in costante contatto audio-visivo con il personale tecnico, medico ed infermieristico con il quale può comunicare anche e soprattutto nel caso in cui desideri interrompere l’esecuzione dell’indagine.

 

TOMOGRAFIA COMPUTERIZZATA (TC)

TacLa nostra struttura dispone di due apparecchiature TC di ultima generazione (16 strati e 64 strati), pertanto altamente performanti e capaci, in pochi secondi, di fornire immagini dettagliate di diversi distretti corporei. L’esame TC, che impiega radiazioni ionizzanti, viene eseguito quasi sempre previa somministrazione endovenosa di mezzo di contrasto. Il paziente prima di eseguire l’esame dovrĂ  esibire esami di laboratorio relativi alla funzionalitĂ  renale e l’elettroforesi delle proteine. Se il paziente riferisce una storia di allergia seguirĂ  anche in questo caso un protocollo di premedicazione con cortisone. Prima della sua esecuzione, il paziente avrĂ  un colloquio con il medico radiologo che raccoglierĂ  i dati anamnestici piĂą importanti e controllerĂ  i dati laboratoristici. Non sfruttando campi magnetici, la TC è consentita in tutti quei pazienti che presentino oggetti ferromagnetici che sono invece incompatibili con la RM.

 

ECOCONTRASTOGRAFIA (CEUS)

ecografoCosa è l'ecografia con mezzo di contrasto?

L’ecografia è una delle più comuni e sicure procedure di diagnostica per immagini, che impiega ultrasuoni per visualizzare ed esaminare i principali organi ed apparati dell’organismo umano. L’ecografia eco-color-Doppler, inoltre, è in grado di visualizzare le arterie e vene di grosso, medio e piccolo calibro che garantiscono la circolazione del sangue (macrocircolo). Tuttavia, fino a pochi anni fa, solo la Tomografia Computerizzata (TC) o la Risonanza Magnetica (RM) disponevano di efficaci mezzi di contrasto per valutare non solo il macrocircolo, ma anche la sottile rete di capillari che nutre gli organi sfioccandosi nel loro contesto (microcircolo). Lo studio del microcircolo risulta sovente fondamentale per ottenere una diagnosi più sicura e precoce e, quindi, per guidare l’eventuale intervento terapeutico ed ottimizzare la gestione del paziente.

Una delle più importanti innovazioni avvenute nella storia dell’ecografia è costituita proprio dalla recente introduzione in ambito ecografico di mezzi di contrasto efficaci e ben tollerati che permettono uno studio analogo a quanto ottenibile con TC e/o RM, permettendo in determinati casi di evitare il ricorso, per l’appunto, ad apparecchiature più costose, meno diffuse sul territorio o presentanti rischi maggiori per il paziente.

Quale mezzo di contrasto?

Il mezzo di contrasto comunemente impiegato ed approvato in Italia per effettuare l’ecocontrastografia è una soluzione contenente microscopiche bolle di un gas inerte, l’esafluoruro di zolfo, racchiuso da un guscio di fosfolipidi. Tale gas, iniettato in piccola quantità per via endovenosa, rimane confinato all’interno delle arterie e delle vene “marcandole” e permettendo la loro identificazione anche quando di dimensioni molto piccole, inclusi i capillari. Il mezzo di contrasto permane in circolo per pochi minuti, perché viene rapidamente eliminato dai polmoni. L’elevata capacità che le moderne apparecchiature hanno di individuare anche le singole microbolle di mezzo di contrasto giustifica l’impiego di piccolissime quantità dello stesso. In genere 2,4 ml di soluzione contenente microbolle sono sufficienti per effettuare l’indagine ecocontrastografica.

A cosa serve?

Da oltre un decennio, presso la sezione di Ecografia dell’Istituto di Radiologia del Policlinico Universitario di Palermo, medici altamente qualificati, dotati di apparecchiature ecografiche tecnologicamente all’avanguardia e specificamente realizzate a questo scopo, effettuano esami ecografici con mezzo di contrasto sia nell’ambito di numerosi progetti di ricerca sia a beneficio dei pazienti affetti prevalentemente da malattie o tumori - benigni e maligni, primitivi o secondari - del fegato. In particolare, l’ecografia con mezzo di contrasto viene quotidianamente impiegata nel nostro reparto per individuare la presenza di metastasi nel fegato di pazienti oncologici, per effettuare la diagnosi precoce di epatocarcinoma nei pazienti affetti da cirrosi epatica, per effettuare la diagnosi di benignità o malignità in pazienti con qualunque tipo di lesione tumorale del fegato, nonché per valutare l’efficacia del trattamento sia delle metastasi che degli epatocarcinomi sottoposti a vari tipi di terapie, sia di tipo medico che di tipo interventistico.

Come si esegue?

La soluzione contenente l’esafluoruro di zolfo viene iniettata, di norma previo posizionamento di un piccolo catetere, attraverso una vena del braccio, in maniera del tutto simile ad una normale iniezione endovena. Il medico che effettua l’esame registra l’andamento dei flussi del mezzo di contrasto per poi analizzarli e stabilire se nel fegato sono presenti lesioni e giungere, infine, ad una diagnosi di natura. L’intera procedura dura circa 15-20 minuti, dopo i quali il paziente può tornare alle normali attività della vita quotidiana senza alcuna limitazione.

E’ sicura? Ci sono controindicazioni?

Il mezzo di contrasto comunemente impiegato è in commercio dal 2001 e, al settembre 2008 sono stati sottoposti ad esame poco meno di un milione di pazienti (circa 923.000) nei quali raramente si sono presentati avventi avversi (circa lo 0,01% dei casi), per la maggior parte ascrivibili a reazioni di tipo allergico, quali reazioni cutanee, diminuzione della frequenza cardiaca o della pressione sanguigna. Per questi motivi, in alcuni casi, si preferisce evitare la somministrazione del mezzo di contrasto a pazienti con gravi patologie cardiache. Altre reazioni osservate sono state mal di testa (1,3%), reazioni nella sede di iniezione (arrossamento, gonfiore, dolore), nausea, dolore toracico, alterazione del gusto, formicolio, sensazione di calore con rossore. La maggior parte di queste reazione è stata di lieve entità e si è risolta senza conseguenze. In definitiva, i dati a disposizione finora disponibili indicano come il mezzo di contrasto oggi comunemente usato in ecografia sia più sicuro e ben tollerato di quelli impiegati in TC ed RM. Infatti, a differenza di quanto avviene per queste due ultime tecniche di diagnostica per immagini, il paziente non deve effettuare alcun prelievo ematico prima dell’esecuzione dell’ecografia con mezzo di contrasto per controllare la funzionalità renale o altri parametri ematici.

 

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