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L'eterogeneità e la rarità dei tumori neuroendocrini fanno sì che l'impostazione di una corretta strategia terapeutica richieda un approccio multidisciplinare alla patologia. Tale strategia, infatti, dovrebbe derivare, di fronte ad ogni paziente, da un consulto polispecialistico che includa l'oncologo, il chirurgo, il radiologo, il patologo e il medico nucleare, nell'ottica di una visione globale della situazione clinica del paziente, che integri le conoscenze specialistiche e le differenti opzioni terapeutiche.
Sulla base di queste considerazioni si possono distinguere diversi sottogruppi di pazienti che richiedono approcci terapeutici differenti.
La chirurgia rappresenta la scelta più adeguata nel caso di tumori neuroendocrini localizzati, in cui la resezione chirurgica della neoplasia ha dunque un intento radicale. Tuttavia oggi, anche una percentuale non trascurabile di pazienti con malattia avanzata, per esempio metastatica al fegato, può essere trattata con successo chirurgicamente.
Inoltre, per il trattamento delle metastasi al fegato, che risulta essere la sede di metastatizzazione elettiva per i tumori neuroendocrini gastro-entero-pancreatici, vanno valutate anche altre metodiche basate su trattamenti loco-regionali meno invasivi della chirurgia, quali per esempio la chemioembolizzazione.
Il trattamento medico sistemico trova indicazione quando la malattia presenta localizzazioni a distanza e deve essere scelto in base alle caratteristiche prognostiche del tumore: nel caso di tumori ben differenziati, lentamente evolutivi, a basso grado di malignità , la terapia con analoghi della somatostatina rappresenta il trattamento di prima linea; per le neoplasie scarsamente differenziate, con caratteristiche biologiche di alta aggressività , la prima opzione terapeutica è la chemioterapia.
Non esiste un regime chemioterapico considerato “standard”, tuttavia la combinazione cisplatino + etoposide risulta essere oggi la terapia di riferimento.
Per quanto riguarda la terapia adiuvante, l'esperienza relativa all'impiego della chemioterapia in fase post-operatoria è ancora limitata e non consente di trarre una conclusione definitiva. Tuttavia è probabile che la chemioterapia adiuvante riduca il rischio di ricaduta nelle neoplasie ad alto grado di malignità .
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Dario Piazza - U.O. Oncologia Medica (chair: Prof. N. Gebbia) - A.O.U.P. "P. Giaccone" Palermo, Italy
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